domenica 23 novembre 2008

Chiunque può sbirciare le vostre conversazioni più intime

E’ la frase più inquietante dell’analisi delle regole di Facebook sulla privacy. Il regolamento interno per la privacy di Facebook lo dice in modo un po’ diverso: “Non possiamo garantire che i contenuti inseriti sul sito non saranno visti da persone non autorizzate“. Che forse è inquietante uguale. 

Chi scrive usa Facebook dal 2006, ed un po’ senza accorgersene ha sempre seguito alcune regole precise per tutelare la propria privacy: registrazione con pseudonimo, richieste di amici accettate solo quando il richiedente è qualcuno che si conosce di persona, profilo non visibile da altri che gli amici e stessa cosa per le foto (il cui livello di privacy va impostato di album in album), quasi nessuna applicazione condivisa. 

E questo non per la necessità di nascondere chissà quali malefatte, ma per non doversi preoccupare di eventuali seccatori e ficcanaso. Adesso, come riportato dal blog di Webnews, anche il Garante per la Privacy sembrerebbe consigliare questo metodo: "chi si iscrive a Facebook dovrebbe usare uno pseudonimo. (…) la tutela dell’identità personale e la tutela dell’identità altrui sono argomenti forti che meritano attenzione."

I dati che scegliamo di inserire su Facebook non sono tutelati eccessivamente: fino a poco fa  cercando il nome di una persona su Google era facilissimo consultarne a sua insaputa il profilo Facebook, anche senza essere registrati al servizio. Oggi, serve almeno registrarsi e si potranno vedere solo i profili di chi acconsente a farsi trovare.

E’ un inizio ma rimangono diversi problemi, sempre concernenti privacy e diritti di chi è iscritto ad un social network. Ad esempio i dati personali, le immagini e tutti i vari contenuti che una persona inserisce su un profilo online rimarranno comunque sui server di Facebook, anche se noi stessi li avremo cancellati. Questo in teoria è per avere una copia di backup in caso di cancellazioni involontarie, ma implica anche che in questo modo stiamo lasciando in mano ad altri materiale che noi stessi non abbiamo desiderio di mostrare in giro.

I rischi per la circolazione dei dati personale sono impercettibili all’occhio comune, ma presentano un grosso potenziale di pericolosità. Attraverso le informazioni che lasciamo in rete ogni giorno si può risalire ad una mole di dati e informazioni facilmente utilizzabili da terzi. Buona parte dei quali può essere molto facilmente presa -a nostra insaputa- dalle applicazioni che amici poco accorti ci invitano ogni giorno ad inserire nei nostri profili. Nell’usare le applicazioni infatti cediamo apertamente l’uso dei nostri dati a chi le ha programmate o distribuite, ed in alcuni casi quei dati potrebbero essere tranquillamente usati a scopi pubblicitari.

Per chi non lo sapesse, il social engineering è il modo più semplice per ottenere informazioni segrete. Crederete mica che i cracker e gli hacker abbiano fatto attacchi a forza bruta per penetrare nei sistemi? È molto più semplice ricavare la password direttamente dalla persona stessa, magari chiacchierando un po’ e facendo in modo che ti dia implicitamente degli indizi. Facebook è appunto l’estensione di questo concetto. Ti senti invogliato a riempire il tuo profilo parlando di te, perché così i tuoi amici ti possono trovare. Ti senti invogliato ad accettare tanti amici, perché così ti puoi mantenere in contatto con loro.

C’è comunque un’ altra faccia della medaglia: Molti social network, non solo Facebook ma anche Myspace e soprattutto LinkedIn possono risultare utili per cercare impiego e farsi trovare da possibili datori di lavoro.
Facebook quindi non rappresenta necessariamente un pericolo, nè tantomeno in questi casi una perdita di tempo. L’importante è conoscere bene i possibili rischi che si possono correre dal punto di vista dei dati personali e fare uso di un minimo di buonsenso ed accortezza. Basta fare un po’ di attenzione, e potremo tutti continuare a scambiarci messaggi e divertirci fra amici lontani con molta più tranquillità.

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