domenica 30 novembre 2008

Approvazione dell'uso della biometria alla Camera

Cogliamo l'occasione di un articolo scritto dallo Studio celentano per L'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati ha approvato all'unanimita' il ricorso alle impronte digitali per il voto elettronico alla Camera convinto del fatto che il sistema non violi la normativa sulla privacy: non sara' infatti costituito alcun archivio delle impronte, che rimarranno nella sola disposizione del deputato perche' riportate soltanto nel tesserino personale di riconoscimento da inserire al banco al momento del voto.  In pratica il terminale verra' abilitato al voto attraverso il confronto tra i punti caratteristici delle sue dita della mano (cd. ''minuzie'') contenute nella tessera personale e quelle del dito del deputato.
Il ricorso al sistema biometrico rientrerebbe nell'ambito delle misure per il rafforzamento della garanzia della personalita' del voto. Al momento non pare sia stata richiesta all'Autorita' Garante; anche se di fronte alla rapida ascesa delle metodologie biometriche questo ente ha sempre assunto un atteggiamento particolarmente rigido perchè ritiene che le finalita' di identificazione, sorveglianza, sicurezza non possano sempre giustificare qualsiasi utilizzazione del corpo umano resa possibile dall'innovazione tecnologica. Cio' che piu' preoccupa e' che il problema della protezione dell'identita' dai suoi possibili "furti", gia' imponente nel settore del commercio elettronico, rischia di assumere aspetti preoccupanti con l'utilizzo della biometria. Sono perciò, in ambito biometrico, da preferire tutte quelle soluzioni tecnologiche che garantiscono anche il rispetto della privacy, le soluzioni di easydentic  sono in grado di farlo.

domenica 23 novembre 2008

Chiunque può sbirciare le vostre conversazioni più intime

E’ la frase più inquietante dell’analisi delle regole di Facebook sulla privacy. Il regolamento interno per la privacy di Facebook lo dice in modo un po’ diverso: “Non possiamo garantire che i contenuti inseriti sul sito non saranno visti da persone non autorizzate“. Che forse è inquietante uguale. 

Chi scrive usa Facebook dal 2006, ed un po’ senza accorgersene ha sempre seguito alcune regole precise per tutelare la propria privacy: registrazione con pseudonimo, richieste di amici accettate solo quando il richiedente è qualcuno che si conosce di persona, profilo non visibile da altri che gli amici e stessa cosa per le foto (il cui livello di privacy va impostato di album in album), quasi nessuna applicazione condivisa. 

E questo non per la necessità di nascondere chissà quali malefatte, ma per non doversi preoccupare di eventuali seccatori e ficcanaso. Adesso, come riportato dal blog di Webnews, anche il Garante per la Privacy sembrerebbe consigliare questo metodo: "chi si iscrive a Facebook dovrebbe usare uno pseudonimo. (…) la tutela dell’identità personale e la tutela dell’identità altrui sono argomenti forti che meritano attenzione."

I dati che scegliamo di inserire su Facebook non sono tutelati eccessivamente: fino a poco fa  cercando il nome di una persona su Google era facilissimo consultarne a sua insaputa il profilo Facebook, anche senza essere registrati al servizio. Oggi, serve almeno registrarsi e si potranno vedere solo i profili di chi acconsente a farsi trovare.

E’ un inizio ma rimangono diversi problemi, sempre concernenti privacy e diritti di chi è iscritto ad un social network. Ad esempio i dati personali, le immagini e tutti i vari contenuti che una persona inserisce su un profilo online rimarranno comunque sui server di Facebook, anche se noi stessi li avremo cancellati. Questo in teoria è per avere una copia di backup in caso di cancellazioni involontarie, ma implica anche che in questo modo stiamo lasciando in mano ad altri materiale che noi stessi non abbiamo desiderio di mostrare in giro.

I rischi per la circolazione dei dati personale sono impercettibili all’occhio comune, ma presentano un grosso potenziale di pericolosità. Attraverso le informazioni che lasciamo in rete ogni giorno si può risalire ad una mole di dati e informazioni facilmente utilizzabili da terzi. Buona parte dei quali può essere molto facilmente presa -a nostra insaputa- dalle applicazioni che amici poco accorti ci invitano ogni giorno ad inserire nei nostri profili. Nell’usare le applicazioni infatti cediamo apertamente l’uso dei nostri dati a chi le ha programmate o distribuite, ed in alcuni casi quei dati potrebbero essere tranquillamente usati a scopi pubblicitari.

Per chi non lo sapesse, il social engineering è il modo più semplice per ottenere informazioni segrete. Crederete mica che i cracker e gli hacker abbiano fatto attacchi a forza bruta per penetrare nei sistemi? È molto più semplice ricavare la password direttamente dalla persona stessa, magari chiacchierando un po’ e facendo in modo che ti dia implicitamente degli indizi. Facebook è appunto l’estensione di questo concetto. Ti senti invogliato a riempire il tuo profilo parlando di te, perché così i tuoi amici ti possono trovare. Ti senti invogliato ad accettare tanti amici, perché così ti puoi mantenere in contatto con loro.

C’è comunque un’ altra faccia della medaglia: Molti social network, non solo Facebook ma anche Myspace e soprattutto LinkedIn possono risultare utili per cercare impiego e farsi trovare da possibili datori di lavoro.
Facebook quindi non rappresenta necessariamente un pericolo, nè tantomeno in questi casi una perdita di tempo. L’importante è conoscere bene i possibili rischi che si possono correre dal punto di vista dei dati personali e fare uso di un minimo di buonsenso ed accortezza. Basta fare un po’ di attenzione, e potremo tutti continuare a scambiarci messaggi e divertirci fra amici lontani con molta più tranquillità.

sabato 8 novembre 2008

Easydentic allo Smau

La Biometria arriva in Parlamento

Dal Corriere.it: alla Camera da febbraio i deputati voteranno usando le impronte digitali.

"Il presidente della Camera Gianfranco Fini e l'ufficio di presidenza di Montecitorio dichiarano guerra ai «pianisti»: dal prossimo febbraio, infatti, i deputati potranno votare solo mostrando le impronte (o meglio «le minuzie») di un dito della mano. 
La decisione di installare questo sofisticatissimo sistema in grado di riconoscere 18 punti di un dito (chiamati tecnicamente 'minuziè) era stata già presa nell'ufficio di presidenza del 3 luglio, ma nella riunione di oggi si è dato un «timing» alla messa in funzione dell'apparecchiatura che attualmente è in uso nei Parlamenti di Messico, Brasile e Albania. 
Il sistema computerizzato, che avrà un costo di circa 450mila euro, potrebbe entrare in funzione già da febbraio. Dalla prossima settimana si è stabilito che verrà testato in Aula un prototipo funzionante del meccanismo, ma poi, una volta installato nei banchi dei deputati, dovrà essere sperimentato per almeno sette sedute di seguito. E questo potrebbe avvenire presumibilmente a gennaio. Sul sistema di votazione della Camera sarà installato, insomma, un apparecchio biometrico capace di «leggere» le «minuzie» di un dito della mano. Ma nessuna paura in caso di incidenti o ferite agli arti: l'apparecchio infatti è in grado di «schedare» informazioni di più dita della mano. I dettagli delle impronte, poi, saranno contenuti nel microchip della tessera parlamentare. Così facendo, si spiega sempre in ambienti della Camera, sarà impossibile votare al posto di un collega assente." Insomma la Biometria è arrivata anche qui..

martedì 4 novembre 2008

Israele: impronta biometrica obbligatoria sui documenti

La biometria è arrivata anche in Israele. 

Nome e cognome non bastano più, d’ora in poi, l’identità dei cittadini israeliani potrà essere legata all’impronta del dito indice. La proposta risale al governo Olmert, caduto lo scorso agosto, ma è in questi giorni che una commissione parlamentare ha dato una prima approvazione. Il parere definitivo, in base all’ordinamento di Tel Aviv, dovrà esser dato da una seconda commissione che ne accerterà la compatibilità costituzionale. Il sitema terrà conto di impronte digitali, altezza, peso, colore e dimensione dell’iride, sagoma della mano e altri elementi più complessi come, in alcuni casi estremi, la vascolarizzazione o la forma dell’orecchio.  Lo scopo dell’operazione sembra esser di scongiurare falsificazioni di documenti e furti di identità, agevolare l’interazione dei cittadini con la pubblica amministrazione, direttamente online, e fornire dati preziosi alle forze dell’ordine.

"il vantaggio di sistemi di identificazione basati su dati biometrici per identificare un individuo -
spiega una nota che accompagna la proposta di legge - risiedono nel fatto che l’informazione biometrica è costantemente sulla persona".

Le autorità israeliane illustrano il progetto come uno strumento al servizio dei cittadini: potrebbe
assicurare i colpevoli alla giustizia e scagionare gli innocenti, potrebbe sveltire garbugli burocratici, potrebbe azzerare il mercato fiorente dei documenti contraffatti. I dati così raccolti, con ogni probabilità finiranno in un gigantesco database, che conterrà informazioni biometriche capaci di identificare ciascuno dei cittadini israeliani e, forse, diventare qualcosa di – astrattamente- simile alla lombarda carta dei servizi.

Consentirà di interagire in maniera più agile con le strutture della pubblica amministrazione, e di
sbrigare pratiche burocratiche direttamente online, fornendo i prorpri dati biometrici. Ma la situazione appare più complessa: in molti temono abusi e violazioni. Porre tutti i dati ( biometrici e quindi incontrovertibili) in un database li rende, è evidente, vulnerabili da hacker e pirati informatici. Non solo ma, secondo gli scettici, l’operazione equivarrebbe ad un’inaccettabilie schedatura. 

sabato 1 novembre 2008

Chi si fa timbrare il cartellino, rischia il licenziamento

Il  badge per l'accesso e la registrazione della presenza è uno strumento che, se non usato correttamente, può prestarsi ad utilizzi non legittimi all'etica e alle regole aziendali. Può succedere infatti che venga "ceduto" per favorire timbrature, ma non solo, può essere perduto, sottratto al legittimo proprietario e quindi permettere l'accesso ad estranei negli ambienti lavorativi. Il caso di oggi è il primo e ne parla il Corriere della Sera di oggi: la Corte di Cassazione ha stabilito che il dipendente che lo utilizza in modo improprio e fa timbrare il suo cartellino d'ingresso al lavoro da un collega, va licenziato: perchè in questo modo si altera la certificazione delle presenze e si rompe il vincolo fiduciario tra azienda e lavoratore.  La Suprema Corte ha così confermato il licenziamento di un'impiegata di una casa di cura privata che era stato giudicato legittimo dalla Corte d'appello di Torino. Ci sono oggi tencologie innovative e facilmente accessibili che possono aiutare titolari e manager ad una gestione corretta e legale dei propri collaboratori.